Roberto Gardelli
Scrive Pasolini: ”I valori che la musica aggiunge ai valori ritmici del montaggio sono in realtà indefinibili, perché essi trascendono il cinema, e riducono il cinema alla realtà, dove la fonte dei suoni ha appunto una profondità reale e non illusoria come nello schermo”. (cfr. A. Bestini “Teoria e tecnica del film in Pasolini”, Bulzoni Ed.1979).
E’ implicito, dunque, il grande valore che Pasolini assegna alla musica nella sovrapposizione con le immagini cinematografiche: musica e cinema si fondono insieme senza che l’uno superi l’altra; la musica permette alle immagini di assumere uno spessore che va al di là della mera rappresentazione visiva trasformando le immagini stesse in quadri dotati di una prospettiva quasi pittorica, dando così una profondità allo scorrere orizzontale, nel tempo, della pellicola.
Col “Decameron”, Pasolini si muove nella stessa logica e proprio questo film, il primo di quelli che lui stesso chiamerà “Trilogia della vita” (oltre al “Decameron” anche “I racconti di Canterbury” e “Il fiore delle mille e una notte”) porta un’impronta di profonda nostalgia per un mondo popolare perduto e ancora incontaminato da una qualsiasi coscienza civile e collettiva (come lui stesso ebbe a dichiarare), realizzando un documento cinematografico dove tutto appare come un grande affresco in movimento. La musica, nel “Decameron”, nonostante l’apporto compositivo e di consulenza di Ennio Morricone, non sottolinea, non prepara gli eventi, non crea stati d’animo legati allo scorrere delle immagini. E’ corollario di un mondo fatto di suoni grevi, risate sguaiate, pianti e grida che appaiono sui volti affaticati, scarni, di contadini e pastori o sui corpi rotondi, obesi di popolane procaci dalle lunghe chiome nere.
Il “Decameron” pasoliniano è ambientato a Napoli, scelta per alcuni critici geniale per altri discutibile, anche se nel film la città non appare; dunque una Napoli che è luogo immaginario di un’anima popolare sorniona, felice, amorosa e violenta ancora persa in un’innocenza di vita. La musica di Morricone non si ricorda: a differenza di altri film, qui la sua musica non si ricorda. Ma ci si ricorda di canzoni della tradizione popolare napoletana e meridionale, da “fenesta ca lucive” ad altre canzoni calabresi o siciliane, ci si ricorda delle albe numerose del film dove, fuori campo, in lontananza, quasi come provenendo da un mondo lontano si sente il canto del contadino o del birocciaio. Qui non ci può aspettare la colonna sonora tipica di tanti film contemporanei, un po’ perché il film è del 1970 ed è stato costruito con un approccio diverso rispetto alla cultura cinematografica odierna, un po’ perché la musica qui è intrecciata con la vita del popolo. I dialoghi in vernacolo, spesso difficili da comprendere, in napoletano “stretto”, costituiscono questa sì la vera colonna sonora del film.
Uno scacciapensieri, una fisarmonica o una chitarra, un canto che porta all’eccesso i melismi vocali e che alzandosi nell’aria apre il mondo ad un nuovo mattino. Questo è il “Decameron” di Pasolini: le scene di sesso, che guardandole con gli occhi di oggi si può francamente dire che non esistono, i corpi nudi distesi spesso su alti letti con spalliere in legno massiccio, appaiono come tele dipinte da Giotto, o Masaccio. Pasolini stesso, nel “Decameron”, ad un certo punto, impersona Giotto che dipinge un affresco. Questo film, a mio parere, nella cinematografia contemporanea ha lo stesso significato e la stessa importanza che ha il Caravaggio nella storia dell’arte, Caravaggio che dipinse i suoi personaggi con i famosi “piedi sporchi”.
Si può dire che di musica, intesa come colonna sonora a cui fare riferimento, qui non ce n’è; ma la musica è dentro il film, è il film stesso nei dialoghi, nei suoni.
Potrete mettervi davanti allo schermo, chiudere gli occhi e ascoltare stupende orchestrazioni ma, a meno che non vi ricordiate il tema principale, non riconoscereste il film: non saprete se state guardando “Master and commander”, “L’ultimo dei Mohicani”, o altri film del genere (per quanto splendidi). Ma se a occhi chiusi ascoltate il sonoro del “Decameron” capirete subito che davanti a voi sta scorrendo un affresco di vita, bella o brutta che sia, ma un affresco che porta la firma indiscutibile di Pasolini.
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