Roberto Gardelli
Devo essere stato uno dei pochi che, a distanza di trent’anni dall’uscita nelle sale cinematografiche, non aveva ancora visto Barry Lyndon. Ho colmato questa lacuna (gravissima) poche sere fa sprofondando letteralmente nelle splendide immagini del film di Kubrick.
Una serie infinita di sequenze che, se estrapolate una ad una dalla pellicola, possono rappresentare una delle più belle gallerie d’arte di quadri d’epoca del XVIII secolo inglese. Non a caso il maggior numero di premi, tra i tanti ottenuti dal film, è andato alla fotografia.
La storia, in sé banale, di un giovane signorotto irlandese di campagna che vuole “far carriera” (come diremmo noi oggi) è raccontata all’interno di questa cornice sontuosa costituita da palazzi d’epoca, costumi splendidi, giardini, paesaggi, musiche e la storia, dicevo, a mio parere si perde dentro questo grande e meraviglioso affresco. Non so se lo scopo del regista fosse quello di rappresentare la parabola di successi e insuccessi di Barry come metafora della vita umana o se invece fosse quella di creare un dipinto il più autentico possibile del mondo dell’epoca, ma sicuramente in questo secondo intento è riuscito alla perfezione. Infatti quest’uomo che fa di tutto per raggiungere il successo e che lo perde con la stessa facilità con cui la fortuna e l’astuzia gliel’avevano concesso diventa parte di un più ampio respiro visivo e sonoro qual’ è l’intero film. La musica, che nella migliore anche se non esclusiva tradizione kubrickiana, è di repertorio si inserisce perfettamente con le immagini.
Possiamo così ascoltare Bach, Mozart, Vivaldi, Handel e altri autori della storia musicale. Merito del grande e preciso lavoro di adattamento (e di direzione) effettuato da Leonard Rosenman che, nonostante sia certamente un nome poco noto ai più, è sicuramente un maestro nell’arte della musica applicata alle immagini. Sono sue infatti le colonne sonore de “Il signore degli anelli” (versione animata del 1978), “Un uomo chiamato cavallo” (1970), “Star Trek IV” (1986), “Questa terra è la mia terra” (1976), “Robocop 2” (1990) solo per citarne alcune. Ma nel film è presente anche una buona base di musica tradizionale irlandese, in alcuni casi sempre arrangiata da Rosenman mentre in altri viene eseguita da un gruppo ormai storico del folk britannico, i Chieftains. Anche in Barry Lyndon alcuni brani musicali vengono per consuetudine utilizzati diverse volte a seconda delle scene più o meno simili: un brano di musica tradizionale irlandese arrangiato in maniera dolcissima con i tipici whistles è presente nella scena iniziale di Barry con la cugina, viene poi ripreso quando egli si ferma qualche giorno a casa della ragazza prussiana durante la Guerra dei Sette anni, poi ancora quando conosce Lady Lindon. Così come nelle scene cruciali dei duelli, il motivo dominante del film ritorna solo con timpani e contrabbasso a rappresentare la “tensione” emotiva che prepara all’evento violento.
Vi sono anche sincroni di una perfezione pressoché assoluta: si noti la musica che precede l’arrivo di Barry dal prefetto di polizia di Brema e dal tenente prussiano suo superiore. Barry quando arriva davanti alle due autorità saluta militarmente battendo i tacchi e lì, proprio lì, la musica si ferma di colpo.
“Barry Lyndon” è un affresco grandioso sul costume di un’epoca incipriata e violenta insieme, romantica e cinica che Kubrick ha saputo rappresentare meravigliosamente con tutti gli strumenti della settima arte a sua disposizione (musica compresa).
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