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Fargo dei Fratelli Coen
La musica di Carter Burwell in Fargo

Roberto Gardelli - Forlì

Fargo, nord Dakota. Neve, ghiaccio, freddo e un paio di fari giallastri entrano nello schermo, un’auto che trasporta un’altra auto come giorni che trasportano altri giorni sempre uguali, accompagnata da un motivo lento suonato da un accordeon e dagli archi sul registro basso, un motivo che richiama una canzone popolare, qualcosa di familiare, ripetitivo e stonato insieme; poi entrano i tamburi con un ritmo solenne e tenebroso e a sottolineare che sta per accadere qualcosa di ineluttabile. E infatti dalla musica dei titoli di testa la scena si sposta dentro uno dei tanti bar americani in cui il protagonista Jerry Lundegaard tratta con due balordi il rapimento della moglie affinchè il suocero paghi un cospicuo riscatto e lui possa, di nascosto ovviamente, incassarlo. Presentati così i due livelli del film: il marito pasticcione che organizza il rapimento e i balordi, pasticcioni anch’essi, ma feroci, che rapiscono e scappano, la musica ne segue le linee con due soli temi presenti in tutta la pellicola. Il primo tema, quello più importante e “orecchiabile” è quello dell’inizio del film e viene presentato ogni volta che c’è il marito e sarà ripreso quando apparirà nel corso del film anche la poliziotta; l’altro tema meno melodico e più orchestrale viene presentato ogni volta che nelle scene ci sono i rapitori. La maestrìa di Burwell sta nel saper dare un tocco di originalità e diversità a questi due temi lungo tutto il film, oltre alla indiscutibile bellezza melodica del tema principale. Vediamo alcuni esempi. La scena del rapimento della signora Lundegaard è una rappresentazione grottesca, parodistica e insieme drammatica (la fuga dal bagno indossando la tenda della doccia come fosse un fantasma è esemplare) in cui Burwell si limita ad accompagnare i livelli di tensione senza esasperarli. Mentre la donna sta telefonando inizia piano una scala ascendente dei contrabbassi fino ad un “tutti” orchestrale quando il telefono le viene strappato dalle mani; a tutto questo segue immediatamente un tremolo altissimo di violini alternato con ottoni e archi nei bassi e rullo di timpani. Quando poi la donna tenta la fuga con la tenda della doccia addosso abbiamo un altro stacco orchestrale, tremolo di archi fino alla caduta per le scale. Il tema iniziale viene ripreso ancora da Burwell quando Lundegaard si appresta a togliere il ghiaccio dal parabrezza della sua auto: solo che questa volta il motivo è esposto dal timpano, oboe e clarinetto, dunque dai legni e non più dagli archi. Stesso tema nella sequenza della camera da letto della poliziotta: la telecamera indugia su dipinti di anatre, tele e colori a olio mentre per introdurre questo nuovo personaggio, che è incinta, il motivo “popolare” iniziale viene ripreso con basso sul quarto pizzicato, chitarra pizzicata e campanellini ( questi ultimi sono un “dovere” ormai ogni volta che ci sono scene che fanno riferimento a bambini o nascituri), il tutto miscelato in un terzinato dolce e riposante come fosse un mondo di fiaba. D’altronde nel film appare forte il contrasto tra la famigliola felice della poliziotta e il mondo disperato e senza futuro dei delinquenti che credono di cambiare la propria vita arricchendosi.
Da sottolineare la perfetta scelta dei tempi nel piano sequenza della camera da letto: la telecamera di avvicina piano alla donna che sta dormendo, la cadenza del basso pizzicato sul tempo forte sparisce e in perfetta sincronia suono/immagine ecco che al posto del basso squilla il telefono.
Molto interessante musicalmente anche la scena dell’incontro col poliziotto e dei delitti che seguono: dopo aver ucciso il poliziotto uno dei due rapitori si accinge a spostarlo dalla strada ma ecco che si vedono i fari di un’auto in lontananza che sta arrivando, l’altro balordo inizia l’inseguimento dell’auto e la scena è accompagnata da un crescendo di violini ostinati sulle note alte, poi timpani e ottoni bassi (tuba, tromboni) usati come bordone, infine i legni che iniziano a suonare un motivetto ironico, sincopato e incalzante mentre crescono contemporaneamente le percussioni con intensità (tamburi, timpani, campanelli) fino all’improvviso silenzio nel momento in cui l’auto inseguita scompare. Rimane così solo il rumore sordo delle ruote che scorrono sull’asfalto.
Burwell si conferma compositore con grande conoscenza dell’orchestra e dei suoi timbri, anche se trovo più affascinante la sua tecnica compositiva sull’uso delle percussioni e di strumenti dal timbro un po’ inusuale (l’accordeon e la viola iniziale). Sa usare queste sonorità in un perfetto equilibrio con le immagini, complici probabilmente anche i fratelli Coen che con Burwell lavorano insieme da diversi film. La musica è discreta, accattivante, accompagna lo spettatore dentro il film, ne amplifica le sensazioni agrodolci di uno schermo che è un pezzo di nord America bianco per la neve e grigio per la nebbia, dove la normalità è una poliziotta che aspetta felicemente un figlio (assieme al suo uomo) e mangia solo uova e hamburger, un marito fallito che ha bisogno di soldi e due balordi che non potranno fare altro che finire male dopo aver combinato solo disastri.

 

 

Rif. 309  

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