Roberto Gardelli - Forlì
Credo che a distanza di trenta e più anni dalla produzione di questo film qualcuno, forse, si sia posto il dubbio se esso non sia altro che la vita stessa di Woody Allen nel caso in cui, invece di fare il regista, avesse deciso di fare il delinquente. Ma, visto i disastri che combina, buon per lui e per noi che abbia scelto di fare lo sceneggiatore e il regista. E in un film che è la propria falsa autobiografia (eccetto la data di nascita di Virgil e il nome della moglie Louise che corrispondono a dati reali della vita di Allen) non poteva mancare una colonna sonora che rappresentasse gli stimoli, le emozioni, i sentimenti e gli ambienti di vita del regista. Il film è la storia di un piccolo balordo newyorkese che sogna di diventare un grande delinquente e non tanto per desiderio di fama quanto per potersi arricchire con poca fatica e in fretta. Se vogliamo, è la trasposizione in chiave ironica e graffiante del grande “mito” americano dove, però, viene messo in evidenza l’aspetto ossessivo e isterico del “non mi arrenderò mai”: così, Virgil tenterà sempre il grande colpo e, dopo che è stato nuovamente catturato, tenterà sempre di fuggire dal carcere.
Considerando come sfondo del film, appunto, il mito americano Allen attinge a piene mani nella tipica musica Usa: ecco il dixieland e il jazz stile New Orleans degli anni ’30, ’40, i grandi colori orchestrali tipici dei gangster-movies, il tema d’amore sdolcinato e romantico. Marvin Hamlisch riesce a dare ad ogni brano musicale la giusta dimensione giocando sul carattere di “commento” e/o di “descrizione” della musica. E’ commento la musica dei titoli di testa e di coda (peraltro identica) che viene ripresa, seppur nel brevissimo inciso iniziale, nelle scene in cui Virgil è con Louise. Hamlisch è bravo a non scervellarsi per trovare dei temi musicali romantici troppo complicati e gli è sufficiente adottare i trucchi del mestiere, infatti non fa altro che dilatare la durata della note con un aggravamento temporale e ritmico (non ci sono fiati e percussioni ma solo leggerissimi archi e un’arpa in evidenza). Il gioco è dunque quello di commentare una scena romantica secondo la prassi corrente, perlomeno quella del cinema anni ’60,’70.
Un altro esempio di commento musicale, che serve stavolta a dare brio al film, lo troviamo in un’altra sequenza davvero splendida: quella in cui Virgil si appresta a fare la doccia prima di uscire per il primo appuntamento con Louise. Chiudete gli occhi e vi sfileranno davanti le comiche degli anni’ 20 con S.Laurel, O.Hardy, B.Keaton, Chaplin e altri. E’ la storia del commento sonoro americano tanto caro ad Allen che qui forse, in un autentico duetto creativo con il compositore, fa inserire nelle musiche splendidi virtuosismi di clarinetto, che come è noto, è il suo strumento prediletto. E’ musica dal ritmo veloce, ma serve a commentare uno stato d’animo euforico e un’azione lenta e molto pasticciona (Virgil lotta con i rubinetti per far uscire l’acqua dalla doccia). La musica termina quando Virgil esce dall’appartamento poi, dopo un attimo di silenzio, ecco il tocco da maestro: egli rientra e per la prima volta viene ripreso a figura intera mostrando così che era uscito di casa senza i pantaloni. La musica, anche qui, accompagna la scena del ritorno in camera ma della spumeggiante orchestrina jazz precedente rimane solo il piano che suona poche note, tristi e inevitabili come sembra essere il destino “segnato” dalla sfortuna di Virgil.
Hamlisch riesce bene anche nell’uso “descrittivo” delle immagini: nelle scene iniziali in cui ci sono bambini inserisce un valzerino tipicamente infantile; utilizza una marcia militare nelle scene del nonno e del kaiser Guglielmo II e sottolinea con un brevissimo, ma riconoscibilissimo, brano di danza tradizionale ebraica la scena di Virgil che diventa un rabbino. Molto eclettico nella composizione ha saputo unire i diversi stili musicali che Woody ama. Tuttavia Hamlisch ha fatto solo questo film e il “Dittatore dello stato libero di Bananas” con Allen poi più nulla, il che fa supporre che il grande regista debba essere molto esigente in fatto di musica visto che nella maggior parte dei suoi film ha utilizzato come colonne sonore musiche di repertorio. L’unico che è riuscito a fare diversi film con lui è Dick Hyman e sarà certamente interessante scoprire, in futuro, cosa distingue questo compositore dal pur bravo Hamlisch.
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