Deborah Ugolini, ti professi una speaker indipendente e conduci su Golden Hit Radio la trasmissione Entr'Acte pomeridiana dedicata al cinema. Che cosa significa essere una speaker indipendente?
Essere speaker indipendente significa, purtroppo, a volte essere molto soli. Non avere una redazione significa non avere dei con consigli. Manca chi ti può dare consigli per migliorare. D’altra parte vuol dire anche avere una grande libertà di espressione, di libertà nella scelta dei contenuti. Se da una parte indipendenza vuol dire avere pochi mezzi, questo vale per tutti sia per il cinema sia per Entr’act, dall’altra parte significa sentirsi liberi di esprimersi come meglio si crede. La mia idea è di fare questo un mestiere, promuovendosi e cercando di arrivare a un gradino più in alto di quelli da cui si è partiti.
Nella tua trasmissione dai voce alle produzioni anche indie presenti in Italia di produzione nazionale e internazionale. Hai compreso un panorama attuale della situazione, economica, e culturale, che riguarda la produzione in Italia e nel mondo?
Io penso di non essere ancora arrivata ad avere un panorama completo, ma mi sono fatta un’idea. Vedo, aldilà delle produzioni indipendenti con zero budget totale, che ci sono persone con voglia di fare, talentuose e che con niente riescono a fare prodotti buoni, fruibili, piacevoli.
Produzione indipendente è un grande movimento che sta ancora alla base. E’ una pentola di fagioli che sta ribollendo. Riuscirà certamente ad avere la meglio, trovare la sua ribalta. Io auspico che questo avvenga. Non se ne può più dei soliti “polpettoni” dove si spende un sacco di soldi, finanziati e non finanziati. C’è bisogno di vedere qualcosa di diverso; credo che ci siano tanti movimenti che vanno in questa direzione e questa è una cosa che mi piace molto.
Esiste, aldilà della ricerca dei finanziamenti, la voglia di molte persone di fare ugualmente produzione. Esiste la voglia di prendere una telecamera e girare il proprio film. Ho dato visibilità a film fatti con niente. Uno, per esempio, è uno “pseudo horror” realizzato in due anni da un gruppo di ragazzi della provincia di Padova e girato nel loro tempo libero con telecamere semplicissime digitali. Un altro film è stato prodotto da alcuni ragazzi di Urbino, che ha ricevuto un premio a Lucca quest’anno. Anche se esiste una scarsità di mezzi, i mezzi economici non sono, poi, così necessari per fare un buon prodotto. Indipendente deve muoversi a priori, indipendentemente dai possibili finanziamenti.
Secondo la tua esperienza e la tua attività la produzione indipendente potrebbe dirsi ormai concorrenziale rispetto alla produzione di massa e commerciale, quest'ultima molto più "favorita" nella distribuzione main stream nazionale?
Decisamente. Le persone apprezzano vedere cose a loro vicine. Molti di questi film sono specchi di realtà locali. Le persone vanno a vederle e le produzioni indipendenti nonché il circuito dei festival diventano alternativi a una distribuzione standardizzata. Le produzioni sono sempre quelle, i film al cinema sono ugualmente sempre quelli. Il cinema indipendente è un’alternativa a cui le persone hanno voglia di attingere. Si sente un cambiamento. I festival piccoli sono comunque molto seguiti. Secondo me se ci fosse un’adeguata informazione sulla loro esistenza sarebbero più seguiti.
Esiste una nuova strada che non dico possa mettere in crisi l’industria consolidata del cinema, dato che occorrono entrambe le realtà. Abbiamo un altro modo di andare al cinema e fare scoprire alle persone il piacere di una sala.
Nella tua trasmissione tratti anche di documentario, genere spesso non considerato in italia, molto penalizzato, come testimoniava anche Libero Bizzarri, il fondatore della scuola documentarista italiana. Come si spiega un'assenza di sostegno e di interesse per il doc?
E’ penalizzato perché viene riconosciuto come documentario il tipico documentario mandato in televisione, che è tutt’altra cosa. Il pubblico non conosce quello che c’è nel contenitore documentario, una varietà di cose molto belle e interessanti. Ho paura che il documentario sia penalizzato perché prende, purtroppo, il posto della funzione del giornalista nel fare informazione. Non dovrebbe essere solo così. Il documentario dovrebbe affiancare al giornalismo. Spesso le informazioni vengono da lì. Ma forse viene visto come un genere noioso. L’unica cosa che manca è l’informazione. Manca la conoscenza da parte del pubblico di cose che possono piacere e che potrebbe avere voglia di vedere.
Vedo una sorta di malinteso: se le persone sapessero quanto sono belli i documentari in circolazione o distribuiti nei pochissimi canali, forse qualcosa cambierebbe. Ora il web è una grande apertura. Le nuove tecnologie e i media possono aiutare tutti se usati in modo intelligente. Tutto questo, quindi è semplicemente un malinteso. Le persone pensano al documentario con uno stereotipo in testa che non sarebbe quello se solo andassero a vedere il documentario al cinema.
La tua trasmissione e il suo titolo: perchè Entr'Acte?
E’ il titolo di un film di Rene Clair del 1924. Mi piace come suona, per una trasmissione radiofonica questo è fondamentale. Significa intervallo in francese. Rene Clair aveva scritto e girato Entr’acte per essere proiettato nell’intervello dei balletti, degli spettacoli musicali. Eravamo agli esordi del cinema, che non era arte di per sé. In questo caso era intervallo di un balletto diEric Satie che fa parte dell’opera come attore e scrive le musiche. Tra il primo e il secondo tempo dell’esecuzione ci sarebbe stata la proiezione del film. Il cinema risulta, così, nell’intervallo tra le varie musiche che si susseguono nel palinsesto della radio. Quando la trasmissione viene messa in onda c’è un intervento, dopodichè la regia della radio mette subito la canzone. E’ un intervallo cinematografico alla musica che la radio manda in onda. Sul sito si sentono solo le mie interviste.
Nella scelta di una trasmissione ci sono delle indicazioni redazionali da proporsi. quali sono i criteri che tu scegli nell'organizzare i contenuti di Entr'Acte?
Ci sono contenitori dentro cui metto di volta in volta quello che sento e vedo in giro. Si parte con le uscite del fine settimana. Cerco di rivolgermi a un pubblico medio che va al cinema. Entr’acte è informazione sul cinema. Da queste anticipazioni si prendono gli spunti da fornire per nuovi argomenti. Per esempio stiamo parlando del film indipendente “Francesca” di Bobbi Jaunescu. Ho visto l’anteprima a Roma. Abbiamo fatto l’intervista a partire dall’uscita del film con approfondimento nel contenitore fisso delle nuove uscite. C’è una rubrica fissa di eventi dove cerco di dare conto di tutti i festival in corso o che stanno per finire nelle settimana. Sono tantissimi e la sezione risulta, così, utile. La gente vuole sapere di questo e con questa rubrica glielo dico. Poi troviamo una rubrica sui film premiati ai festival importanti,. Per esempio ho trattato dei premi conferiti al Roma Film Festa. Ricordiamo la rassegna particolare di diverse opere, elemento questo che mi colpisce. È tutto a mio gusto personale. Non si può fare diversamente. Cerco di essere onesta nel raccontare e penso che possa colpire qualcun altro. La rubrica conclusiva portava i consigli per le prime visioni in tv; in seguito, essendo io critica verso il digitale terrestre, non sono l’unica che si è espressa in modo contrastante alla sua imposizione, ho deciso di cambiare rubrica. Da consigli in tv siamo passati a consigli in dvd, dove si possono trovare diversi film in edizioni vecchie di film rieditati. Lo stile è analogo a quello dei film in tv. A partire da qui può conseguire un’altra rubrica che può essere o la monografia di un regista, attore, ma anche una retrospettiva su un festival, ricordo i primi tempi quando la trasmissione era in fm dedicai 3 puntate al festival di Venezia, raccontandone la storia. Non tralascio neppure le recensioni dei film a me graditi e di cui cerco di raccontarne la storia dando notizie interessanti, senza completarne la trama. Un film è bello goderselo, e ci sono cose che non occorre sapere prima di entrare in una sala.
Secondo te oggi si può parlare in Italia di nuove presenze di registi post moderni che potrebbero rilanciare e innovare gli stilemi artistici nostrani, magari parlando di una nuova corrente?
In italia ci sono tante cose che bollono in pentola. Tutto sta vedere quanta buona volontà abbiano queste persone e quanto le persone siano disposte a credere in loro e a dare loro una mano. Di scuola vedo ancora una situazione troppo nebulosa. Io sono comunque ottimista.
Nel tuo profilo su Myspace scrivi che sei una semplice appassionata di cinema e che proponi una trasmissione per chi non è necessariamente esperto o critico: come riportare il cinema a essere passione per il pubblico?
Sono critica con molti critici. Mi pongo come semplice appassionata. In effetti lo sono, non sbandiero una cultura che non ho, o competenze che non ho. Ma troppo spesso chi è addetto a scegliere per il pubblico si fa condizionare dalla propria autorità. Voglio parlare di cinema dal basso, dalla sala come spettatore. Siamo spettatori, e i gusti sono gusti. Ogni gusto è all’altezza di un altro: tutti sono allo stesso livello. Intendo parlare di cinema e farlo vedere, esistendo possibilità di fare vedere cose diverse. Sia distributori, sia critici, sia produttori, di cinema alto e affermato, non guardano più chi c’è in sala. Questo è un peccato. Il pubblico non è stupido, ignorante e apprezzerebbe certe cose se solo avesse possibilità di vederle. Io cerco di promuovere i festival principalmente per fare conoscere realtà piccole che non hanno questa visibilità. Faccio questo nel mio piccolo e con la mia volontà. Ci credo. Sono convinta che le persone possono apprezzare certe cose parlando non solo di festival, ma anche dei nuovi canali di comunicazione, che sono la salvezza per gli spettatori, non tanto per i filmaker. Mi pongo come spettatrice.
I festival presenti in Italia: sono diversi, spesso molto autoreferenziali, molto spesso ottime occasioni per un incontro tra produzioni mondiali, per un confronto culturale, per una convergenza tra produzioni, autori e registi, distributori nell'ambito indipendente. Quale è la tua considerazione a questo proposito?
Vedo una grandissima buona volontà fin dal festival più piccolo. Da Etabeta Social Movie ad altri appuntamenti, abbiamo una varietà di tematiche, con festival diversi e con proprie particolarità. Ogni festival è bello per un motivo. C’è la buona volontà delle persone che ci lavorano. Moltissimi sono volontari e non ci guadagnano. A Perugia c’è un festival dedicato all’antropologia, altri sono basati sulle attività sociali, a Brescello ne abbiamo uno dedicato alla memoria di Don Camillo e Peppone, mentre tanti altri hanno proprie specificità. Vedo la buona volontà di chi li organizza, e comunicare certi temi è quello che vedo di positivo in tutto questo. Si utilizza il cinema per comunicare alcune tematiche. Per esempio il Florence Film Festival riguarda i temi glbt. È sul blog l’intervista alla direttrice del Festival. Ce ne sono tanti sulla sceneggiatura, corti a zero budget, Cinema Zero il suo nome. E’ una varietà infinita. Questa è la vera nuova alternativa alla sala multiplex standardizzata. Interessante è un Festival che si realizza in luoghi archeologici, in cinema molto vecchi, riscoprendo i luoghi della città. In questi momenti si uniscono musica, spettacoli, mostre, incontri con culture diverse. Ognuno a modo suo. E’ un mondo meraviglioso che mi fa piacere cercare di comunicare agli altri. A me piace e penso che a qualcun altro faccia piacere. Lo dico.
Ascolta l’ultima puntata di Entr’Acte
|