Roberto Gardelli
Proseguendo nelle recensioni di film che hanno visto all’opera compositori italiani non poteva mancare un doveroso omaggio al Maestro Morricone, tra l’altro premio Oscar alla carriera proprio quest’anno; un premio Oscar indubbiamente quanto mai meritato e (finalmente) arrivato.
Sorprende, peraltro, il fatto che questo ambìto riconoscimento non gli sia stato riconosciuto nel periodo in cui con le sue composizioni ha contribuito a creare un genere cinematografico, quello degli spaghetti-western di Sergio Leone, in cui la musica ha avuto un ruolo fondamentale e indimenticabile per il successo di questi film.
Eppure, se negli anni ’60 e ’70 Morricone era già divenuto un’ icona delle colonne sonore, non era ancora arrivato il film per il quale, veramente, egli sperava in un Oscar; questo film era “The Mission” di Roland Joffè.
La storia drammatica delle missioni dei padri gesuiti in America Latina durante il XVII° secolo, la loro lotta contro i poteri degli Stati, contro il potere dei commerci e dei trafficanti, contro l’accondiscendenza/assenza dei vertici ecclesiastici e del Papa in prima persona che non vuole inimicarsi Spagna, Portogallo e altri Stati europei al fine di poter mantenere i propri privilegi, tutto questo è “The Mission”. Un affresco nell’America Latina e negli intrighi di potere delle alte diplomazie europee dove il diritto alla vita del singolo individuo e dove gli stessi sforzi di evangelizzazione sono visti come ostacoli allo sfruttamento di quelle terre e allo sviluppo del commercio.
Ma “The Mission” è, dal punto di vista della narrazione cinematografica, molto di più: una fotografia splendida che esalta i superbi paesaggi del Rio delle Amazzoni, un’ottima interpretazione di Robert De Niro e Jeremy Irons e una colonna sonora tra le più belle mai scritte da Morricone e, ritengo, per il cinema stesso.
Non è solo il tema principale che colpisce con la sua melodia malinconica ed epica insieme, ma è la cura dell’orchestrazione, la cura dei suoni con cui Morricone ha realizzato questo capolavoro.
Un esempio: il tema suonato da Padre Gabriel (Gabriel’s Oboe) che viene volutamente suonato in maniera poco accurata e quasi stonata poiché Gabriel non è un musicista ma un prete che si diletta di musica e quindi non può suonare come un virtuoso dello strumento. La stessa accortezza che il regista pone nel conflitto tra potere temporale e potere ecclesiastico è rappresentata dal grande affresco musicale in cui l’orchestra sviluppa profondi elementi tematici, anche grazie alle percussioni, contrapponendosi ai cori a carattere religioso. In mezzo, a volte nella solitudine della propria stanza c’è il suono sgraziato, ma intenso e vero dell’oboe di Padre Gabriel.
Unica nota critica: il finale con l’orchestra e i cori in sovrapposizione, in una sequenza narrativa (quella dell’assalto alle missioni e del loro incendio) che, se può giustificarla per la drammaticità delle scene, non rende l’effetto musicale sperato e rasenta, a volte, la cacofonia. Lo stesso Morricone giudicò un errore questa sovrapposizione (orchestra e cori) nel finale, oltre al fatto che si trattava di una soluzione che non gli era affatto gradita, ma dovette accettare ciò che Joffè voleva invece a tutti i costi.
L’ orchestra, l’ oboe solo e i cori religiosi costituiscono il materiale con cui Morricone ha tessuto la trama musicale del film: anche qui egli ripropone la sua metodologia compositiva fondata su tre elementi (nei western era spesso legata a suoni naturali come il vento o un fischio, una chitarra elettrica e un’armonica) mentre qui essa è legata alla scelta di organici specifici che possano ricreare appropriate sonorità e caratterizzare il dramma della vicenda in un gioco musicale cromatico di elementi contrapposti e profondamente innestati nella trama del film.
La bellezza della musica di “The Mission” è indicativa della cura con cui il compositore ha realizzato quest’opera da cui forse si aspettava un maggior riconoscimento che andasse ben al di là dell’uso del tema principale per sigle di documentari o jingles pubblicitari. E altri film, altre opere certamente di minor spessore, hanno dato maggiori soddisfazioni a Morricone anche se “The Mission” è per il Maestro qualcosa di più. Per il cinema, è semplicemente un capolavoro.
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